Poi, lentamente, qualcosa cambiò.
Mia madre smise di telefonarmi come faceva sempre. Quando andavo a trovarla, Daniel trovava una scusa per rimanere nella stessa stanza. Se provavo a parlarle in privato, lui compariva pochi istanti dopo, con un sorriso che non lasciava trasparire alcuna preoccupazione.
Evelyn, invece, diventava sempre più silenziosa.
Aveva gli occhi cerchiati di rosso, le mani tremanti e un’espressione costantemente allarmata.
«Mamma, stai bene?» le chiesi una mattina.
Daniel rispose prima di lei.
«È solo un po’ stanca. Sai com’è, alla sua età si dorme male.»
Mia madre annuì, ma non mi guardò.
Fu allora che cominciai a preoccuparmi davvero.
Un pomeriggio li trovai seduti sul divano. Daniel teneva un braccio attorno alle spalle della nonna e, quando mi vide entrare, sorrise.
«Sorridi, nonna. La mamma vuole una foto!»
Presi il telefono.
Evelyn tentò di sorridere, ma le sue labbra tremavano.
Mentre Daniel guardava altrove, sentii le sue dita cercare disperatamente la mia mano sotto il tavolo. La strinse così forte che mi fece male.