«Che cosa c’è nella borsa?»
«Non lo so. Non voglio saperlo. Gli ho chiesto di smettere, ma non mi ascolta.»
«Chiudi la porta a chiave e chiama la polizia, mamma!»
«Non posso. Lui ha la chiave.»
In quel momento, sullo sfondo, sentii dei passi.
Poi la voce di Daniel.
«Nonna? Stai parlando con la mamma?»
La comunicazione si interruppe.
Rimasi immobile per qualche secondo, con il telefono ancora premuto contro l’orecchio.
Poi presi le chiavi della macchina e corsi a casa sua.
Quando Daniel aprì la porta, indossava dei guanti.
«Mamma? Che cosa ci fai qui a quest’ora?»
«Ho ricevuto una telefonata da tua nonna. Voglio vederla.»
Lui si mise davanti all’ingresso.
«Sta dormendo. Non c’è bisogno di svegliarla.»
Cercai di guardare oltre la sua spalla.
Sul piano della cucina vidi una piccola borsa nera.
Accanto c’era una busta con il nome di mia madre scritto sopra. Sotto, in lettere grandi e irregolari, qualcuno aveva aggiunto: